Deposito bagagli stazione Catania: come vivere la città in poche ore tra un treno e l’altro

Un cambio treno a Catania concede una fessura di tempo libero prezioso che è meglio spendere in strada più che in sala d’attesa. Il nucleo barocco comincia a un quarto d’ora di passo dai binari, quasi tutto in piano, e la pietra lavica scura dei palazzi ripaga la deviazione già dalla prima piazza.

Una sosta breve, non un tempo perso

Capita spesso di cambiare treno a Catania e restare sul binario, valigia ai piedi, ad aspettare la coincidenza. La stazione centrale affaccia su piazza Papa Giovanni XXIII, un fronte anni Cinquanta a due passi dal porto e dal mare.

Da lì al cuore barocco il tragitto misura poco più di un chilometro, quasi tutto pianeggiante. Con due o tre ore di margine se ne ricavano almeno due buone da spendere in giro, contando andata, ritorno e qualche minuto di scorta per gli imprevisti.

Il centro è abbastanza compatto e ci permette di vedere le cose importanti dentro un raggio corto: cattedrale, mercato e via principale distano pochi isolati l’una dall’altra. Anche una tappa lampo, di conseguenza, rende l’idea del posto. Per raggiungere il centro la scelta più semplice resta il passo, o in alternativa il bus. La domenica mattina il ritmo si fa più lento e qualche saracinesca resta abbassata, ma Catania è una città che non dorme mai.

Deposito bagagli stazione Catania: il primo bivio del percorso

Cinque minuti di camminata e il trolley pesa già più di quanto ricordassimo, le rotelle che battono sul basalto e si sentono in tutta la via. Trascinare lo zaino pieno lungo i vicoli barocchi non ci invoglia molto a girare per una città che non conosciamo.

La soluzione più comoda sono gli armadietti automatici, senza code ed attese, a poca distanza dai binari. Lasciando i bagagli nel deposito bagagli alla stazione di Catania, a pochi passi dalla piazza, si gira per il centro a mani libere fin dal primo isolato.

Le misure cambiano da un armadietto all’altro, tra formati per una coppia di valigie e altri più capienti per un piccolo gruppo, così anche una famiglia in transito trova dove sistemare tutto.

Una volta che ci siamo liberati dalle nostre cose, il conto delle ore cambia un’altra volta. Si cammina più svelti. Ci si ferma più spesso, davanti a un balcone o a un banco di frutta, e si sale qualche gradino di chiesa di slancio, verso la prossima meraviglia siciliana.

Dalla stazione a Via Etnea: il tragitto a piedi che vale la pena fare

Dal piazzale si punta verso il centro, lungo il corso che sale piano tra corso Martiri della Libertà e corso Sicilia. In un quarto d’ora scarso si sbuca sulle prime arterie storiche, e la passeggiata presenta la città in pietra lavica scura, la stessa dell’Etna, usata a Catania per palazzi, chiese e marciapiedi, con inserti di calcare bianco che disegnano i giochi bicromi del barocco locale.

All’altezza di piazza Stesicoro compare l’anfiteatro romano, un pezzo di età imperiale scavato sotto il livello della strada, con i gatti a dormirci sopra nei pomeriggi caldi. Da lì Via Etnea si snoda per chilometri, larga e in leggera salita, chiusa dalle vetrine e dai palazzi settecenteschi.

Nelle giornate limpide, in fondo, si staglia l’Etna, con la neve d’inverno o il pennacchio di fumo d’estate.

Cosa vedere con due o tre ore a disposizione

Il primo colpo d’occhio è piazza del Duomo, salotto barocco rimesso in piedi dopo il terremoto del 1693. Al centro svetta la Fontana dell’Elefante: un elefantino di pietra lavica con un obelisco egizio sulla schiena, che i catanesi chiamano Liotru e trattano da simbolo cittadino.

La cattedrale dedicata a Sant’Agata custodisce le reliquie della patrona e la tomba di Vincenzo Bellini, catanese di nascita. Dietro l’abside comincia la Pescheria, il mercato del pesce: la mattina è il momento buono, tra banchi di ricci e sarde, voci a pieni polmoni e l’acqua della fontana dell’Amenano che scivola giù come un lenzuolo.

In tre ore si può anche programmare una risalita per via Crociferi, la strada delle chiese in fila, tra San Benedetto e l’ex collegio dei gesuiti. Poco distante, la facciata del Teatro Massimo Bellini merita una sosta anche solo da fuori. Con un po’ di fiato in più, la passeggiata allunga fino ai giardini della Villa Bellini, verde ombroso a metà di via Etnea. Per finire in bellezza, una granita tipica siciliana, ai gelsi o alla mandorla, con la brioche col tuppo, seduti a un tavolino a guardare il viavai dei motorini.

Deposito bagagli stazione Catania: un dettaglio che cambia il ritmo della giornata

Con le mani impegnate dal bagaglio – è inevitabile – la mattinata si accorcia, tra soste per riprendere fiato e la caccia a un posto dove appoggiare tutto per due minuti. Alleggeriti, invece, ci resta abbastanza tempo per visitare la città catanese.

Con un armadietto occupato in partenza, sul finale ci si ritrova mezz’ora in più di visita in città e parecchia stanchezza risparmiata sul treno successivo.

Tornare in stazione senza fretta

Il rientro conviene calcolarlo con un po’ di anticipo, sommando il tempo del percorso a piedi e qualche minuto per il ritiro del bagaglio dall’armadietto. Dieci minuti di margine sul binario tolgono l’ansia dell’ultimo semaforo e della corsa finale con la valigia al seguito.

Nelle ore calde meglio portare con sé una bottiglia d’acqua, per arrivare freschi al treno. Si recupera tutto, si prende un arancino ancora caldo per il viaggio, e si sale sulla coincidenza a mente sgombra. E alla fine quella sosta è il pezzo di giornata da raccontare, a viaggio finito.