Anatocismo e capitalizzazione

Con la parola anatocismo si intende la capitalizzazione di interessi passivi sul capitale stesso. Includere tali interessi nel capitale di debito implica ovviamente da un lato il crescere del debito e dallaltro, come diretta conseguenza, la crescita degli interessi dovuti su di esso.

In altre parole stiamo parlando della pratica di far pagare interessi su interessi, con la scomoda conseguenza che la somma dovuta cresce sempre di più e con essa gli interessi passivi così maturati.

Una pratica da sempre definita illecita dalla giurisprudenza, in particolare da una sentenza già del 1942, fino a poco tempo fa lunica norma in merito, che decretava lilliceità dellanatocismo, sui debiti scaduti da meno di sei mesi, e comunque se non in presenza di altri fattori.

Approfittando di questo vuoto normativo lanatocismo è stato una prassi per quasi quarantanni nel corso dei quali sono state emanate diverse modifiche e revisioni anche se poi, nella pratica comune, la capitalizzazione trimestrale da parte delle banche con lavvallo della stessa Corte di Cassazione, è stata pratica corrente fino a quando la stessa Corte di Cassazione non ha definitivamente stabilito che in realtà il cliente era costretto a sottoscrivere la clausola della capitalizzazione per poter usufruire dei servizi e non perché fosse realmente daccordo con essa.

Lanatocismo bancario è stato per molti anni una notevole fonte di introito per le banche, e forse in questo va ricercata la ragione per cui è stato così difficoltoso metterlo definitivamente fuori gioco.

La sentenza definitiva del 2004 conferma comunque finalmente lillegalità dellanatocismo, ponendo fine almeno per lItalia a questa pratica, anche se nel 2011 una delle norme del cosiddetto decreto milleproroghe ridefiniva i tempi di prescrizione in modo molto favorevole alle banche. Nel 2012 infatti la Corte Costituzionale ha bocciato questa interpretazione definendola incostituzionale e tornando a ribadire lilliceità dell’anatocismo bancario.